Podismo, Storie

La medaglia del maratoneta

La maratona è, in pratica,la corsa più antica di cui abbiamo memoria. Il nome di tale corsa e anche ,più o meno, la distanza risalgono ad un fatto storico, ossia a quando il prode Filippide percorse correndo, appunto, la distanza fra Maratona a Atene per andare ad avvertire il governo ateniese della vittoria dei Greci sui Persiani contro l’esercito del temibile Dario I. Correva l’anno 490 AC!!

Mitologia a parte tale tipo di corsa mi ha sempre affascinato fin da piccolo. Mi sono sempre chiesto come si possano percorrere così tanti km di corsa. Poi quando da più adulto mi sono avvicinato alle gare di resistenza (da giovane prediligevo le gare di velocità) ho iniziato a prendere anche io in considerazione una corsa di tal genere. Prima 10 km poi i 15 poi i venti, poi mezze maratone da “imbucato” fino ad arrivare anche a 30 km!!! Incredibile non ci credevo neanche io. Del resto, come tutto , è solo questione di allenamento. Il problema è che l’allenamento per la maratona è tremendo. Sono settimane e settimane di tabelle che ti portano via veramente tanto tempo e che sinceramente non ho mai seguito 😉 E quindi se si fa, si fa con tabelle self made,  ossia ci si allena quando si ha voglia e tempo 😉 ! Del resto la corsa è perfetta per questo tipo di pensiero e si adatta veramente a tutte le esigenze. Bastano un paio di scarpe buone e un pò di tempo, ma quando vuoi tu,senza troppa rigidità d’orario. Per cui è molto più facile incastrarla con le esigenze della quotidianità e soprattutto puoi allenarti ovunque. Ebbene,  dopo aver corso diverse “garette” due maratone di Firenze fino al 25k ed il Passatore (questa è un’altra storia ;-)) fino a Ronta, mi decisi,finalmente, e mi iscrissi alla Maratona del Mugello edizione 2017, che con le sua 45esima edizione del 2018 è la più vecchia d’Italia.

Anche alcuni membri della mia squadra,la mitica Luivan Settignano, si iscrissero: Filippo, Valentina, Stefano e altri e si iscrisse o meglio si sarebbe dovuto iscrivere il mio amico e compagno di corse: Marco Bresadola (al secolo: Marchino). Dopo qualche blando allenamento più lungo (i lunghi come li chiamano i podisti, quelli seri non come me 😉 ) arriviamo al 24 settembre 2017. Su nel Mugello sono tutti un pò strani e anche in queste manifestazioni si fanno riconoscere. Infatti tutte le maratone (o almeno quelle che conosco io) partono alle ore 9.00 su a Borgo invece alle 14.30.

Alle ore 14 del fatidico giorno eravamo già nei pressi della partenza, a riscaldarci (nonostante l’afa ;-)) ma di Marchino, neanche l’ombra. Infatti il ringambone decise di dare forfait all’ultimo minuto anche se poco dopo si presentò alla partenza per fare supporto morale.

Ore 14,29 un minuto al via mi guardai intorno <<non siamo poi così tanti>>  pensai. Circa 700 partecipanti, Mi ricordo bene la mia pettorina col numero 380.

Un minuto dopo, lo scoppio della pistola a salve, i primi partirono come forsennati, neanche avessero dovuto percorrere solo 100 metri. Io mi attestai su una velocità un pò più bassa. Il percorso dal centro di Borgo si snodava velocemente verso il ponte di Sieve. Sulla diritta verso Larciano e poi su quella di Cardetole, mi ricordo che, faceva un caldo tremendo.Prima delle 16 arrivai a San Piero, poi deviammo a sinistra sulla provinciale verso Firenze e all’altezza di via di Cafaggiolo tornammo indietro passando per la parte alta del Paese per poi rientrare sulla provinciale per Scarperia all’altezza del Ponte sulla Sieve. Eravamo circa al 10 km ed ero abbondantemente sotto l’ora. Proprio sul ponte incontrai Massimo (un amico di squadra che seguiva i vari componenti in bici) che mi disse <<Vai troppo veloce>>. E in effetti aveva ragione, l’andatura a 4.50 al km l’avrei pagata molto cara più tardi. Da lì partiva la lunga salita verso Scarperia che attraversammo lungo il cardo principale (Via Roma) con tanto di sbandieratori all’altezza del  trecentesco Palazzo dei Vicari. E ancora via, su verso l’ingresso Palagi dell’autodromo.

ALTRIMETRIA

 

Qui, mentre delle macchine granturismo rombavano in pista noi scendevamo a rotta di collo per le stradine laterali dell’autodromo del Mugello.Arrivati al punto più basso la tremenda salita e lì i primi accenni di fatica si fecero sentire eccome. Terminata lentamente la salita per risalire verso l’ingresso principale mi fermai  a rifocillarmi ad uno dei ristori.  Usciti dall’autodromo eravamo al 20 km,il pensiero di doverne fare altrettanti e anche di più,  mi arrivò in testa come un fulmine. Erano le 16.30 e poco più. La diritta, in falsopiano in salita, per arrivare a Luco, mi sembrò infinita,ma al suo termine un nuovo agognato ristoro. Qui era ad attendermi tutta la mia famiglia 🙂 I miei piccolotti, mia moglie e i miei genitori.

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Dopo un luuungo ristoro ripresi la via per Borgo. Eravamo al 25 km. La via che da Luco di Mugello porta a Borgo inizia con una piccola salita e poi prosegue con o tre mangia e bevi (saliscendi) fino ad arrivare ad una lunga discesa che porta al traguardo del 30° km che contrassgna anche l’arrivo della corsa. Qui feci l’ennesimo ristoro e ad attendermi di nuovo la mia famiglia. Avevo le gambe pesantissime e mi ricordo che pensai più volte “altri 12 non li faccio”. Mancavano pochi minuti alle 17.30. Dopo il lungo ristoro, ripartii, quasi camminando, verso la ciclabile che conduce a Vicchio. Questo tratto del percorso ,la ciclabile appunto, costeggia la Sieve ed  è in parte asfaltato e in parte sterrato. A Sagginale (nuovo ristoro) il percorso piega sulla strada che da tale paese conduce a Vicchio. La mia andatura qui assomigliava più ad una camminata svelta. I 5 al km erano oramai un sogno, sentivo le gambe di marmo e i dolori alle articolazioni del ginocchio iniziavano ad arrivare. Mi ricordo ancora che incontrai il mitico Massimo, in bici,  a farmi supporto morale. <<Vai Simo, oramai manca poco>>. Questa parte di gara è forse la più dura, il lungo rettilineo è diviso in due: da una parte viene percorso dai podisti che ancora devono arrivare all’intertempo di ponte a Vicchio, mentre dall’altra parte è percorso da quelli che lo hanno già superato e stanno quindi avviandosi verso l’arrivo di Piazza Dante a Borgo. Per cui ci troviamo a correre ( o a camminare 😉 ) con, a pochi metri da te e rivolti in direzione opposta, podisti che hanno già percorso 5 km più di te e si stanno avviando all’arrivo. Psicologicamente molto provante. Del resto la corsa di resistenza è un sport veramente “di testa” soprattutto se non si è molto allenati ( e anche se lo si è talvolta) e la voglia di chiudere una gara è fondamentale per non arrendersi alla immensa fatica a cui si è sottoposti soprattutto negli ultimi km, soprattutto dopo il 35 esimo.

Dopo l’intertempo di Ponte a Vicchio sentivo che oramai ce l’avrei fatta anche se veramente correvo quasi non piegando le ginocchia. A Sagginale le signore del ristoro ci incitavano e ci spronavano come delle pazze. Mi ricordo che bevvi di tutto, sali, thè, persino la coca cola. Ripartii piano piano mentre la chiesa di Olmi iniziava a farsi vedere all’orizzonte e il cielo si stava imbrunendo. Pazzesco erano le 19 passate!!. Avevo impiegato meno di 3 ore per fare 30 km e un’ora e mezzo per percorrerne neanche 10. Al ponte di Sieve avevo superato il 41esimo. Non sentivo quasi le gambe ma oramai era fatta. Entrai in Borgo e davanti al Brilli il prode Marchino a sostenermi e fotografarmi <<Forza >> disse o almeno mi sembrò. Imbucai la salitina che porta al  duecentesco Palazzo del Podestà e finalmente vidi l’arrivo , quell’arco blu che campeggiava in piazza Dante, il vecchio campo sportivo di Borgo San Lorenzo. A pochi metri dall’arco vidi una ragazzina venirmi incontro e appena passai il traguardo mi mise al collo una medaglia. Era fatta!! Mi girai a guardare il tabellone : 4 ore e 57 minuti. Un tempo infinito. In un secondo arrivò tutta la mia famiglia. La Giovy, Giulio e Matteo mia mamma (il Babbo invece era tornato a casa , probabilmente vista l’ora pensava che mi fossi fermato 😉 ). Mi misi a sedere sul marciapiede e bevvi quello che mi portarono, acqua,thè. Dopo poco arrivarono anche dei miei compagni di squadra a congratularsi: Filippo e Massimo che per la verità mi aveva sostenuto in più parti della gara.

Questa volta l’avevo finita, per la prima volta avevo terminato una  maratona. Una bella ma faticosissima esperienza.Dal 35° in poi credevo veramente di non farcela e più volte pensai “non la rifarò più”. Ma alla fine la chiusi, grazie anche  al supporto della mia famiglia e di amici e compagni di squadra che mi hanno sostenuto in questa esperienza.

E alla fine la medaglia la guadagnai. Si, la medaglia, questa cosa di scarso valore materiale, sopratutto se arrivi duecentesimo come me, ma di grande valore dal punto di vista del ricordo e della soddisfazione. Si certo il valore dello sport e della corsa è ben  altro, il sacrificio, la soddisfazione di aver superato il proprio limite, questo il podista lo sa e bene, ma anche la soddisfazione di aver conquistato una piccola medaglia, un piccolo pezzo di ferro che per tutto il mondo non vale niente ma per te che te la se sudata , e lo dico nel senso più vero del termine,  ha valore, eccome se lo ha.  C’è da fidarsi sulla parola e qualora non vi fidiate provateci a correre una maratona e poi ne riparleremo ;-).

Ebbene, dicevo, questa medaglia  alla fine l’ho conquistata e oltre ai miei familiari l’ho voluta dedicare a tutti quei corridori amatoriali (o meno) che sanno cosa significhi correre fino a “schiantare”.

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